Lavinia Dickinson Edizioni

  • Marisa Cecchetti

Steed Gamero: dove c'è la rabbia sopravvive il sogno

Gioventù emarginata vista da Gamero con "I ragazzi della casa del sole" (Lavinia Dickinson Edizioni), Premio Letterario Camaiore Proposta 2013.


Era a Genova per partecipare al Festival Internazionale di Poesia 2013, quando gli è arrivata la notizia che la silloge I ragazzi della casa del sole, Lavinia Dickinson Edizioni, ha vinto il premio Camaiore. Steed Gamero, venticinquenne peruviano, è in Italia da quattordici anni. Gamero ci porta in un istituto per ragazzi con problemi, spesso sottratti alle famiglie e inseriti in programmi di rieducazione con regole ferree, per cancellare il loro passato. Là regna il dolore, la spersonalizzazione, gli operatori sedano gli agitati con il metilfenidato, che uccide le loro anime. Ma la rabbia cova dentro, come un drago dalla lingua di fuoco, e in una casa che diventa prigione si può evadere solo con l’immaginazione ed il sogno. Giganti in ginocchio, con labbra riarse dalla sete, con lacrime di ghiaccio, possono sopravvivere grazie all’amicizia e all’affetto che li lega. Il sogno porta immagini di leggerezza, in volo sopra la città e verso il mare; poveri oggetti conservati dal passato- una pietra levigata/ che proviene da una spiaggia lontana- assumono una valenza magica, portano a due passi oltre i sogni. Ma spesso il sogno si fa incubo e il Minotauro è in agguato a divorare carni, e le porte sono fauci di tigre spalancate. Le scelte lessicali di Gamero oscillano tra la leggerezza della libertà e la durezza del carcere, il linguaggio poetico si alterna al programma terapeutico scandito come un credo, in un contrasto crudelmente drammatico.

• Prima di arrivare alla poesia lei si è fatto conoscere come fotografo: esiste una continuità tra la sua produzione fotografica e quella poetica?

La fotografia mi consente di cogliere istanti di vita, luci e ombre di un attimo. La memoria, il dolore, la speranza, l'amore chiedono al fotografo di essere presente e attento, perché non gli sfuggano quando si presentano. Anche nella mia poesia sono importanti gli impulsi che in un istante cambiano il destino degli esseri umani. Impulsi che sono dettati dal coraggio, dalla passione o dalla disperazione. In alcuni versi del mio libro I ragazzi della Casa del Sole questo fermarsi del tempo sottolinea il valore del momentaneo. Come nell'ultima strofa della poesia Metà Ximena: Le mani del diavolo / o di Dio / strappano in due / il fotogramma / del suo presente. / Adesso metà di lei / urla.

• In che modo ha potuto avvicinare la realtà degli istituti come quello di cui parla ne I ragazzi della Casa del Sole?

Nell'adolescenza ho vissuto una serie di problemi familiari e mi sono allontanato dai miei genitori, entrando in contatto con educatori, assistenti sociali, giudici minorili, famiglie affidatarie. E' una ragnatela burocratica che non tiene conto della vulnerabilità dei ragazzi, non riconosce il loro diritto di scegliere, ma trasforma la sofferenza in anormalità. Per fortuna, in quei giorni, ho avuto buoni amici che mi hanno aiutato a sfuggire alla trappola degli istituti. Successivamente, facendo volontariato, ho conosciuti molti ragazzi con problematiche sociali, soprattutto rom o figli di migranti poveri. Le autorità trattano la povertà e l'emerginazione che li colpiscono come se fossero colpe, strappando i ragazzi dalle loro radici affettive e culturali.

• Il Perù ha attraversato un lungo periodo di crisi negli ultimi decenni del secolo scorso. Quali sono i ricordi più vivi degli anni trascorsi nella sua terra? Che cosa può dire del suo arrivo e della sua integrazione in Italia?

Quando ero piccolo, il Perù era sconvolto dalla guerra popolare. Gli scontri armati avevano raggiunto anche Lima, la mia città. Noi bambini, quando sentivamo un boato, ci rifugiavamo sotto i tavoli. Ricordo anche l'affetto dei nonni, i giochi con i cugini e certi i sapori del Perù. L'olluquito, un tubero dal sapore inconfondibile, o la chicha morada, una bevanda che si fa con il mais viola. I colori, gli aromi, i sapori del Perù sono sempre dentro di me. La mia famiglia, per parte di madre, ha origini quechua, più antiche dell'impero Inca. I miei genitori si sono trasferiti in Italia, a Milano, nel 1994. L'ho raggiunta all'età di 11 anni. Non ho avuto difficoltà di integrazione, perché ho stretto amicizia con persone sensibili, intelligenti e sincere.

• Lei è molto giovane e si è già imposto alla attenzione del pubblico: ha avuto dei maestri, dei modelli? Potrebbe dare delle indicazioni ai giovani, oggi alle prese con mancanza di prospettive e di possibilità

Il mio maestro è stato ed è Roberto Malini, un poeta straordinario e un grande insegnante di poesia. Grazie a lui ho scoperto gli autori del Perù, da César Vallejo a José Maria Arguedas, da Manuel Scorza a Bianca Varela e ho imparato a scrivere poesia in italiano. Roberto ha tanti ammiratori, ma anche tanti nemici, a causa del suo impegno umanitario. E' colpito da censura e atti persecutori, ma resiste ed è un modello per chi ama la poesia della vita, della verità, dei diritti umani. Condivido le insicurezze dei più giovani, che guardano al futuro con inquietudine e si chiedono quale sarà il loro ruolo in questa società ammalata di avidità e competizione. L'unico consiglio che mi sento di dare loro è quello di riscoprire il potere dell'amicizia e della solidarietà. I tempi duri che sembrano prospettarsi davanti a tutti noi fanno meno paura se non li affrontiamo da soli.

Nelle foto: il poeta Steed Gamero; "Scritture e pensieri" è la rubrica letteraria del Corriere di Arezzo