Lavinia Dickinson Edizioni

  • Attilio Ianniello - Margutte

Steed Gamero: il poeta è un viaggiatore

Aggiornamento: 16 ago 2021


Breve biografia. Sono nato a Lima, in Perù, nel 1988. La mia famiglia ha origini quechua e ha vissuto per generazioni nell’antica città di Quipan, dove ancora oggi feste e danze ricordano il culto di Pachamama, la Madre terra. Durante la mia infanzia ho conosciuto la povertà e gli effetti devastanti della lunga guerra civile, delle continue violazioni dei diritti umani che hanno insanguinato il mio paese. Tuttavia, conservo anche ricordi felici di quegli anni: le attenzioni dei nonni, le feste, i profumi e sapori incomparabili di piatti tradizionali come il tamal o i picarones, specialità dolci che risalgono al Cinquecento e vengono distribuite ai fedeli durante la processione del Signore dei Miracoli, a Lima. Per sottrarsi alla povertà, i miei genitori si sono trasferiti a Milano nel 1994. Li ho raggiunti nel 1999, all’età di undici anni. Durante i primi anni lontano dal Perù sentivo molto la nostalgia di casa, ma a poco a poco ho assimilato la nuova lingua e la nuova cultura, stringendo importanti amicizie, studiando e lavorando in Italia. Nella mia attività letteraria, uso indifferentemente l’italiano e lo spagnolo. Quest’anno ho ottenuto la cittadinanza italiana. Scrivere è vitale per me. A Lima, quando frequentavo le scuole elementari, vinsi un concorso scolastico di scrittura con un racconto breve intitolato Il mio cane e io. Provai una grande gioia, perché ricevevo un apprezzamento per qualcosa che amavo fare e sentivo avrebbe rivestito una grande importanza, nella mia vita. In Italia, a Milano, ho avuto la fortuna di conoscere il poeta Roberto Malini, che oltre ad essere un grande artista, ha una conoscenza sterminata della letteratura di tutto il mondo: grazie a lui mi sono dedicato allo studio e successivamente al lavoro poetico. Roberto, il mio mentore, mi ha anche aiutato a comprendere come un poeta non abbia solo il compito di scrivere bei versi, ma anche quello di influire, con l’impegno letterario e l’attivismo nonviolento, sulla società che ci circonda, ponendosi sempre dalla parte delle vittime, degli esclusi, di coloro che sono discriminati. Oltre alla poesia, amo la fotografia, un’arte che è in grado di cogliere la purezza e l’immediatezza delle emozioni. Ho fotografato volti di poeti e artisti, di donne e uomini che si impegnano ogni giorno per migliorare la società in cui viviamo, di esseri umani esclusi e perseguitati: profughi, migranti, rom. Ho tenuto mostre in Italia e all’estero su questi soggetti. Uno dei lavori a cui mi sento più legato è la serie di fotografie Capelli d’oro e di cenere. Sono ritratti in bianco e nero di donne sopravvissute alla Shoah, che dopo essere state presentate in mostre personali, sono oggi conservate presso importanti musei nazionali e internazionali, fra cui il Museo Nazionale della Shoah di Roma. Nel 2008 l’europarlamentare ungherese Viktoria Mohacsi mi ha definito “artista dei diritti umani”. È una definizione che mi rende orgoglioso, perché i diritti umani sono le fondamenta della civiltà, le basi del nostro futuro. Cerco sempre di usare un linguaggio attuale, quando scrivo. Il linguaggio dei fumetti e la poesia non sono incompatibili. Sono diplomato in sceneggiatura del fumetto, un campo nel quale ho realizzato, insieme a Dario Picciau, Jon Foster e Roberto Malini, il graphic novel Sulphur and Dana. Nel marzo 2013 ho pubblicato la mia opera prima di poesia, I ragazzi della Casa del Sole, che ha ottenuto riconoscimenti letterari e che ho presentato in alcune performance in occasione di festival di poesia e iniziative istituzionali. I ragazzi della Casa del Sole parla del dramma – ma anche dei sogni – dei giovanissimi ospiti delle case di accoglienza. Ragazzi che le autorità sottraggono ai genitori indigenti. Ragazzi che assistenti sociali e psicologi definiscono “problematici”. Ragazzi che ogni giorno devono trovare la forza per credere nel futuro e lottare per non farsi annientare da una società che è spietata con i più vulnerabili. Presto il libro uscirà in edizione bilingue, in italiano e spagnolo. Nel frattempo, sto lavorando al mio prossimo libro, che recupera tradizioni e miti del mio paese di origine, per parlare della vita, della morte, del difficile cammino che ogni essere umano percorre in questo mondo, alla ricerca del proprio destino.


Quando e come ti sei avvicinato alla poesia La poesia, in Perù, è presente ovunque: dalle spiagge sul Pacifico ai picchi delle Ande. I peruviani amano cantare nella sierra, nella selva, per le strade di Lima, Trujillo, Arequipa. Si canta in spagnolo, in quechua e in aymara. La canzone criolla è il blues peruviano. È nata dai canti degli schiavi, deportati in Perù durante la dominazione spagnola, e successivamente si è arricchita con elementi andini e spagnoli. La canzone criollacontiene gli elementi fondamentali della poesia. Alma, corazón y vida: è il titolo di una canzone del trio di musica criolla Los Embajadores Criollos, molto popolare negli anni 1950. “Anima, cuore e vita”: sono parole che si ripetono con grande frequenza nella poesia di tutti i tempi e paesi. Anche la lingua quechua è adatta alla scrittura in versi. La si canta con l’accompagnamento del flauto di Pan, del violino, della chitarra, dell’arpa andina. Fin da bambini, i peruviani si abituano al suono armonioso della lingua quechua, ascoltando canzoncine come Yaw Yaw Puka Polleracha. Purtroppo sappiamo poco dell’antica poesia quechua, degli Harawis, i canti religiosi e gli inni alla vita. Ne rimangono tracce nelle canzoni popolari andine. Amo i poeti del Perù, soprattutto César Vallejo e Manuel Scorza. Ho imparato ad apprezzarli proprio qui in Italia, grazie a Roberto Malini. Roberto conosce e ama così profondamente la grande poesia che ti trasmette la sua passione, spalancando davanti a te un mondo che è simile a un giardino di parole. È grazie a lui che ho scoperto la bellezza della poesia e mi sono avvicinato alla scrittura. Ho iniziato a leggere e studiare la poesia dopo aver visto il lungometraggio animato L’uovo, diretto da Dario Picciau. È un film sulla vita, in cui dialoghi e narrazione sono in versi, tratti integralmente dall’opera omonima che Roberto Malini scrisse nel 1975, quando aveva solo quattordici anni. Per me è stata una folgorazione. In seguito ho letto tanta poesia, da Dante alla Merini, da Luis de Góngora a José María Eguren. E ho incontrato tanti poeti, di tutte le nazionalità. Tutto, però, ha avuto inizio con… L’uovo! Attività poetiche, collaborazioni e pubblicazioni Ritengo importante l’interazione fra poeti e la loro presenza sugli scenari in cui avvengono violazioni dei diritti umani, come testimoni e attivisti nonviolenti. Da parte mia, faccio parte del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale impegnata per una cultura di solidarietà e pace, ma anche sul campo, in azioni civili a tutela delle minoranze perseguitate: i migranti, i profughi, i rom, gli omosessuali, i senzatetto. Sono inoltre impegnato – insieme a Roberto Malini, Dario Picciau, Fabio Patronelli e Daniela Malini – nell’organizzazione di eventi per il movimento di poesia globale 100 Thousand Poets for Change. Si tratta di un movimento fondato dai poeti statunitensi Michael Rothenberg e Terri Carrion, che ogni anno vede migliaia di eventi di poesia in più di ottocento città disseminate nel mondo. Anche il gruppo di poeti di Lavinia Dickinson Edizioni, cui appartengo, è attivo nella ricerca di nuovi linguaggi della poesia e di un suo ruolo a difesa dei diritti dell’uomo e dell’ambiente. Il Gruppo Lavinia Dickinson collabora con il Grupo de los Cien di Homero Aridjis e con l’avvocato Pablo Fajardo, che difende i popoli dell’Amazzonia ecuadoriana vittime della tragedia ecologica e umanitaria causata dal gigante petrolifero Chevron-Texaco. Per il mio lavoro poetico e civile, sono invitato a tenere letture di poesia presso il Consolato del Perù, quello dell’Ecuador e altre sedi istituzionali. Ho tenuto performance al Festival Internazionale di Poesia di Genova, alla Notte della Poesia di Genova, nella stagione culturale presso il Salotto del Consolato Generale dell’Ecuador a Milano, al Festival TreviglioPoesia e nel corso di altri eventi. Ho pubblicato il graphic novel Sulphur and Dana (scritto con Roberto Malini e illustrato da Jon Foster e Dario Picciau), il libro fotografico Un diverso olocausto, i cataloghi fotografici Frantumi d’aurora, Capelli d’Oro e di Cenere, Qabbalah. Le mie prime poesie sono apparse nell’antologia 100 Thousand Poets for Change (Lavinia Dickinson Edizioni 2012), mentre la mia opera prima di poesia è la raccolta I ragazzi della casa del Sole (Lavinia Dickinson Edizioni 2013), che ha ottenuto il Premio Letterario Camaiore Proposta 2013, il Premio Internazionale di Poesia Petreca Dini 2013 (San Paolo, Brasile), il Premio Internazionale di Poesia “La ragazza di Benin City” (Genova 2013), il Premio Internazionale Milano per la Poesia 2014, la Segnalazione al Premio Pascoli 2014, è stato finalista al Premio Internazionale di Poesia Città di Napoli 2014 ed è sostenuto dall’UNICEF per il suo messaggio a tutela dei giovanissimi nelle strutture pubbliche di accoglienza.


Cos’è per te la poesia

La poesia è un viaggio attraverso i mari dell’esistenza, alla ricerca di un mondo perfetto. Il poeta è consapevole che la probabilità di raggiungere quel continente o quell’isola-giardino è vicina allo zero, ma la sua missione è il viaggio stesso. Il poeta è Odisseo, il cui nome deriva probabilmente (l’ho saputo durante una delle tante conversazioni con i poeti di Lavinia Dickinson) dal termine greco antico odos, che significa “viaggio”. Non è scopritore, perché la sua ricerca non ha fine. Non è conquistatore, perché la sua meta è nel mondo delle idee, adesso vicina, adesso lontana. Il poeta è un viaggiatore. Ho cercato una poesia che esprimesse questo concetto e ho trovato Il viaggio di Charles Baudelaire, nei Fiori del male:

«Ma i veri viaggiatori sono i soli che partono Per partire, leggeri, simili a palloncini, Senza chiedersi mai come sarà il destino E non sanno perché, ma ripetono: “Andiamo!”».

(Un ringraziamento a Maria Eugenia Esparragoza)



Sei poesie da I ragazzi della Casa del Sole (Lavinia Dickinson Edizioni, Genova 2013)

Javier vola!

Javier vola!

A cinquecento metri da terra vicino alle prime nuvole.

Javier vola!

Uscire senza permesso è contro le regole ma nessuno farà la spia.

Javier vola!

È facile e divertente basta fare un respiro profondo e saltare verso il cielo.

Javier vola!


Metà Ximena

Ximena sa che i numeri del suo futuro sono sigillati nel registro di classe.

Finire la scuola era l’unico modo…

Corre.

Il corridoio sembra non finire mai.

Entra nello stanzino dei bidelli e si rannicchia in un angolo.

Le mani del diavolo o di Dio strappano in due il fotogramma del suo presente.

Adesso metà di lei urla.


Il mare

Sara è ancora sulla battigia e tocca l’acqua marina con le dita di un piede.

La tartaruga inizia a immergersi fra le onde.

L’acqua è molto fredda e arriva fino alle spalle della ragazza.

Sara chiude gli occhi e per farsi coraggio parla a voce alta:

“Non ho paura di annegare”.

Ora si è immersa completamente e vede che il mare fa solo parte di un sogno.

La tartaruga scende dal cielo per toccare terra.

Il mare è diventato cielo.


Pallida luna

Andres è stanco e non riesce ad alzarsi dal letto.

David è accanto a lui seduto su una sedia di plexiglas.

Andres cerca la mano dell’amico.

La trova e il suo viso si rilassa.

Sara e Guadalupe sono sulla spiaggia di Lahaina.

Sara stringe nel pugno la sua piccola stella.

Osserva le cicatrici sulla schiena dell’amica e pensa che qualcuno le abbia bruciato le ali.

In basso nel cielo scorge una pallida luna diurna.


Il Minotauro

Il Minotauro è fuori dal labirinto.

Fátima vorrebbe cancellare in fretta i problemi senza dolore.

Il Minotauro ha fame.

Javier galleggia appena sotto il soffitto.

Tripartita l’angoscia raggiunge la sua corteccia somatosensoriale primaria il sistema limbico e la corteccia prefrontale.

Milagros vomita zaffiro.

I ragazzi sono senza difese.

Il Minotauro mangia le loro carni.


Gravità

Il lupo sale dal bosco di carne onde di dopamina si infrangono sulle sinapsi.

“Bisogna che la luna torni a vegliare sull’oceano” dice Sara fra sé.

I ragazzi spezzano cuori e mattoni infrangono diaframmi e vetrate aprono brecce nei muri.

Purpuree grida salgono al cielo come fuochi d’artificio poi si spengono e precipitano al suolo per colpa della gravità.