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Antonella Rizzo

Sono nata a Roma il 17 gennaio 1967, da genitori calabresi arbëreshë. Ho vissuto nell’area metropolitana intorno alla capitale fino a stabilirmi recentemente a Campoleone. Sono laureata in pedagogia e ho lavorato in scuole di diverso ordine e grado. Mi occupo di intercultura, tematiche di genere, giornalismo e critica letteraria. Ho scritto Il sonno di Salomè (Edizioni Tracce 2012), Confessioni di una giovane eretica (Edizioni Lepisma 2013), Cleopatra. Divina Donna d’Inferno (Fusibilia libri 2014), Iratae, pièce teatrale con Maria Carla Trapani (Fusibilia libri 2015), Plethora (Nuove Edizioni Aldine 2016), A dimora le rose (Edizioni Croce 2018). L’arte mi ha sempre accompagnato e soprattutto la scrittura poetica, anche se ho iniziato seriamente a scrivere dopo i quarant’anni. Mi guardo dentro e ammetto le grandi fragilità dell’essere umano. Per questo sono comprensiva: riconosco l’imperfezione in me stessa e so che è la costituente di tutti noi.

 

Il viaggio è infinito e ogni giorno sbarchiamo in un porto diverso. Amo la scrittura femminile, che evoca umanità e bellezza interiore. Della contemporaneità penso che siamo ancora troppo vicini ai grandi drammi del Novecento per considerarci civili. Ho un concetto particolare di appartenenza e di origine, che si è formato attraverso l’autoeducazione che mi sono imposta negli anni di un’infanzia e di un’adolescenza travagliate. Con il tempo sento la necessità di radici, che ho trovato nella complessità del mondo. “Complessità” è la parola chiave della mia vita. Sono una viaggiatrice dell’anima, una stanziale affamata di conoscenze. Non amo viaggiare quanto vivere le culture attraverso le relazioni umane. A volte sento di avere più nevrosi che capelli, ma ho confidenza con le mie zone d’ombra e, in fondo, una sorta di saggezza antica.