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Lavinia Dickinson Edizioni

  • Immagine del redattoreRoberto Malini

“La bellezza rimane”, ecco i Primi Premi: Maria Sofia Sagone

A volte la poesia si presenta a una persona giovane inaspettatamente e le chiede di seguirla, di avventurarsi nel mondo delle parole che cantano, si ribellano a schemi e regole, si connettono le une alle altre per creare nuove forme di espressione, che in certi casi non prevedono un filtro fra gli occhi di chi legge - o le orecchie di chi ascolta - e il suo cuore. D’altra parte - e qui cito Bob Dylan - “Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è ostile e il cielo non ha più voglia di essere azzurro”. Chi, se non una diciottenne come Maria Sofia Sagone, può aiutarci a tenere aperta la finestra della fede, in questo nostro tempo instabile e quasi privo di quella logica che corrisponde al buon senso, all’istinto di sopravvivenza? Maria Sofia ha compiuto un vero capolavoro, impressionando con i suoi versi una giuria formata da poeti e letterati esperti, tanto che non è stata inserita nel premio riservato ai giovani, ma catapultata in quello senza limiti di età, dove ha ottenuto il Primo premio, con pieno merito. La sua poesia “Inciso nel cuore” è toccante, musicale come una canzone, intensa eppure chiara nel linguaggio come una coppa d’acqua pura. “Quest’opera rappresenta per me il rapporto con mio nonno,” scrive alla giuria presentandola, “venuto a mancare ormai diversi anni fa. Nel trattare il tema della bellezza, ho voluto evidenziare come, passando il tempo, la bellezza dell’amore, dei gesti e dei rapporti, possano rimanere per sempre incisi nel cuore”.


Inciso nel cuore


Tengo spesso tra le mani la tua catenina, quasi come fosse il mio portafortuna. Un ricordo concreto rimasto, di altri che purtroppo stanno svanendo.


A malapena riesco nella mente a riportare la tua voce, che così quieta era capace di calmare anche l’animo più irrequieto.


Così stringo forte quella piccola croce, per sentirti vicino anche nel momento più cupo.


Rileggo spesso anche le nostre lettere, momenti privati che ci appartenevano, dove una dolorosa lacrima scende, rimpiangendo il tempo passato.


Avrei voluto esser capace di afferrare i momenti insieme, di trarli a me e custodirli nel cassetto.


Ma sono stata meno forte del tempo.


Avrei voluto goder di più di quei momenti, che d’un tratto non avrebbero più fatto parte del mio cammino.


Di quei racconti sul tuo passato, avrei voluto consegnare ogni dettaglio; attimi turbolenti ricordati con rammarico.


E di quelle poesie che mi facesti leggere, avrei voluto prima capirne il senso, perché potessi rendere per sempre mie quelle parti di te.


Ma laddove la mente oscura, il cuore conserva, affinché nessun dettaglio sia perso nella nostra vita.


Maria Sofia Sagone



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