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  • Redazione

Su Agire Sociale n° 1, “Tilo, un ragazzo ebreo a Berlino durante la Shoah", di Roberto Malini


L’uscita di una nuova rivista di letteratura, cultura e civiltà è da festeggiare come un evento che arricchisce tutti noi. Ecco perché siamo particolarmente lieti che la rivista Agire Sociale (organo ufficiale della Fondazione Pina Alessio Onlus) sia ora una realtà. “Una luce che si accende,” scrive nell’editoriale il direttore responsabile Michele Petullà, “perché la cultura è bellezza, dà la sveglia alle coscienze, contribuisce al rinnovamento delle idee, stimola, sviluppa e migliora l’agire sociale”. Da parte nostra, siamo felici che Roberto Malini collabori con questa nuova rivista, cui partecipa già da questo primo numero con due articoli, che riportiamo integralmente. Ecco qui di seguito, corredato da alcuni disegni di straordinario valore storico e testimoniale, Tilo, un ragazzo ebreo a Berlino durante la Shoah.


Giorno della Memoria 2022 Tilo, un ragazzo ebreo a Berlino durante la Shoah di Roberto Malini La Shoah ci ha consegnato un’immensa, terribile eredità di memoria, necessaria per tentare di ricostruire una civiltà basata sulla pace e il rispetto di tutti i popoli e i gruppi sociali. Le vicende individuali di quegli anni tragici sono milioni: storie di donne, uomini e bambini destinati dal regime nazista alla disumanizzazione e alla morte, perché considerati come una minaccia per la “razza ariana” e per il progetto nazionalsocialista di un mondo senza diversità. Sei milioni di ebrei, due terzi della popolazione ebraica d’Europa, furono sterminati dalla Germania nazista e dai suoi collaboratori. Cinquecentomila rom e sinti, duecentocinquantamila disabili, migliaia di persone LGBT+, di polacchi e sovietici, di Testimoni di Geova, avversari politici, liberi pensatori furono arrestati, deportati e uccisi nei campi di sterminio. Morirono nelle camere a gas, sotto i colpi di bastoni e fucili, di fame, malattie, lavori forzati, torture. Morirono anche perché non tutte le nazioni furono disponibili ad aprire completamente le proprie frontiere ai rifugiati in fuga dalla Germania di Hitler. Sono così, le storie dell’Olocausto: vicissitudini di persone senza più diritti, senza più un futuro. Quegli anni di orrore e morte, tuttavia, ci hanno trasmesso anche vicende di giusti e di eroi che rischiarono la propria libertà e la propria vita per nascondere le vittime i loro aguzzini o per aiutarle ad abbandonare il suolo tedesco. E vicende di testimoni sfuggiti alla deportazione ed emigrati, alla fine della guerra, in Palestina (l’odierno Stato di Israele), negli Stati Uniti, in Canada, Australia, America Latina o Sudafrica. Per contribuire a preservare la memoria degli anni della Shoah, è fondamentale recuperare dalle ceneri di un mondo annientato ogni possibile traccia del passaggio di coloro che i nazisti odiavano e tentarono di cancellare dalla faccia della terra. I Musei Memoriali, come lo Yad Vashem di Gerusalemme o l’USHMM di Washington, insieme ai centri di documentazione ebraica, hanno raccolto testimonianze, documenti, fotografie e reperti legati all’Olocausto. Personalmente, grazie anche alla collaborazione di alcuni amici, sempre attenti ai valori della memoria, mi dedico da tanti anni alla ricerca e al recupero di dipinti, sculture, incisioni e disegni prodotti da artisti ebrei (o appartenenti agli altri gruppi invisi ai nazisti) scomparsi nei campi di morte o sopravvissuti alla persecuzione. Nel corso delle mie indagini, ho incontrato e intervistato alcuni degli ultimi artisti testimoni della Shoah. Ho donato il frutto di tali ricerche al Museo Yad Vashem (video e fotografie), al Museo Nazionale della Shoah di Roma (dipinti, disegni, sculture, incisioni, documenti, libri), al Museo della cultura rom di Brno (materiale legato al Samudaripen, l’Olocausto dei rom e sinti) e alla Cittadella della musica concentrazionaria di Barletta (incisioni, disegni, dipinti, testimonianze grafiche). Riguardo alla Cittadella, il suo fondatore, il musicista Francesco Lotoro, è impegnato da oltre trent’anni nel recupero di partiture scritte dai deportati nei campi di concentramento e di sterminio: un lavoro grazie al quale è stato possibile il recupero del più significativo patrimonio di musica della Shoah. Il lavoro di Francesco restituisce alla nostra civiltà una parte fondamentale della sua memoria che era perduta, sotto forma di musica, che costituisce lo spirito stesso dei popoli, del loro pensiero e della loro storia. L’arte degli ebrei prima della Shoah aveva un enorme peso in Europa e nel mondo. Basti pensare all’influenza di pittori come Modigliani, Chagall, Soutine, El Lissitzky. La carriera di tanti altri artisti, tuttavia, fu interrotta proprio dal nazionalsocialismo, che perseguitò circa duecentomila artisti ebrei e ne distrusse quasi completamente le opere che si trovavano nei paesi sotto il loro controllo. A questo immenso rogo di “arte degenerata” contribuirono tutti i sostenitori di Hitler, tanto che le opere scampate a una simile furia sono decisamente poche. Esse però ci consentono di non dimenticare il genio degli ebrei e delle altre minoranze colpite dall’Olocausto. Oltre alle opere dei grandi artisti, è necessario, inoltre, recuperare quelle di autori meno innovativi e soprattutto dei giovani. Basti pensare a quel prezioso patrimonio dell’umanità che è costituito dagli oltre quattromila disegni dei bambini che vissero nel Campo di concentramento di Theresienstadt (Terezín), conservati presso il Museo ebraico di Praga. Sono disegni che mostrano la vita dei bambini nel campo: le loro paure, le loro nostalgie, le loro fragilità, ma soprattutto i loro sogni. Sogni popolati da farfalle, danze, fiori e giochi. Quei sogni sono parte della memoria della Shoah e nutrono la speranza che dobbiamo coltivare a beneficio delle generazioni future, perché possano vivere un giorno in un mondo in pace senza divisioni e senza odio. Dal 2004 Berlino ospita nel quartiere Mitte, accanto alla Porta di Bradenburgo, l’imponente Memoriale agli ebrei assassinati d’Europa, progettato dall’architetto Peter Eisenman. Si tratta di un campo ricoperto da 2711 steli in pietra, un’opera che trasmette ai visitatori il senso di gravità ed enormità dello sterminio messo in atto dai nazisti. Berlino è la città simbolo della Shoah. Fu lì che avvenne la prima deportazione di massa, il 28 ottobre 1938, quando 17 mila ebrei polacchi residenti in Germania furono costretti a marciare verso il confine. Pochi giorni dopo, il 9 novembre, la comunità ebraica berlinese fu travolta dal pogrom definito “Notte dei cristalli”. Di 170 mila ebrei che vivevano a Berlino prima della Seconda guerra mondiale, circa 100 mila lasciarono la città, mentre fra quelli rimasti sopravvissero solo in millenovecento. A Berlino visse e studiò negli anni dell’Olocausto Arthur Lothar Tilo Alt, che tutti chiamavano Tilo. Nato a Batavia, che fu capitale delle Indie orientali olandesi, il cui territorio corrisponde approssimativamente a quello dell’odierna Giacarta, il 14 ottobre 1931, Arthur Lothar Tilo Alt era figlio di ebrei convertiti al cristianesimo. Sua madre si chiamava Edith Puhlman, suo padre Karl Arthur Alt, ambedue nati in Germania, ma cittadini indonesiani. Nel 1933 la famiglia tornò in Germania, a Berlino, dove Tilo visse fino al 1956, quando si trasferì negli Stati Uniti. Durante la Seconda guerra mondiale abitò nella parte ovest di Berlino, dove studiò mettendo in luce ottime doti artistiche. Nel corpus dei suoi disegni a matita e acquerelli che ho acquisito recentemente, risalenti ai primi anni 1940 ed eseguiti quasi sempre in ambito scolastico, sono raffigurati edifici di Berlino, tram e treni, la vita di campagna, dove è immancabilmente protagonista il cavallo. Tre acquerelli sono dedicati al Natale, nella visione nazionalsocialista, che rifiutava l’iconografia cristiana e trasformò Babbo Natale in una versione attualizzata di Odino re degli dei norreni. Il giovane Tilo realizzò inoltre ritratti di persone, e disegni di animali selvatici, alcuni dei quali forse erano stati ammirati dal ragazzo presso lo zoo cittadino. Due disegni mostrano un villaggio chiuso da mura, con una strada e una porta di accesso. Nel 1956 il giovane Tilo si trasferì negli Stati Uniti dove conseguì il dottorato in filosofia presso l’Università del Texas nel 1964 e successivamente, nel 1974, la specializzazione in Lingua e letteratura yiddish presso la Columbia University. È stato professore emerito di Studi tedeschi, yiddish ed ebraici presso la Duke University nonché presidente della American Association of Professors of Yiddish e della International Arnold Zweig Society. È noto per i suoi studi sul quartiere ebraico di Berlino e sullo scrittore tedesco Theodor Storm. Non si è mai definito “tedesco-americano”, ma “indonesiano-americano”. È morto a Youngsville, North Carolina, il 29 dicembre 2019. Il motivo per cui ho scelto i disegni di Tilo per ricordare la Shoah nel Giorno della Memoria 2022 è la loro unicità. Di tutti i diari, i disegni, le lettere, i pensieri dei ragazzi ebrei che vissero a Berlino durante il nazismo, non ci resta quasi niente. La loro giovinezza, le loro speranze, i loro sogni: tutto è andato perduto o distrutto negli anni dell’odio. Solo un manipolo di “eroi silenziosi” si impegnò per salvare il più alto numero possibile di ebrei dalla persecuzione. La loro memoria si conserva presso il piccolo Museo Blindwerkstatt, allestito presso la fabbrica di spazzole di Otto Weidt, che riuscì a proteggere i suoi dipendenti non vedenti e non udenti, che Otto riuscì a far riconoscere dalle autorità come “personale indispensabile all’industria di guerra”. Fuori da quel luogo protetto, era in atto una caccia all’uomo che decimò la comunità ebraica berlinese e ridusse in cenere ogni traccia della sua storia e della sua stessa esistenza. È per questo che i cavalli, gli animali selvatici, i treni, i momenti di vita disegnati da Tilo Alt diventano fondamentali per noi. Sono segni, parole e colori sfuggiti alla rabbia, che a distanza di ottant’anni ci ricordano come i sentimenti e i desideri dei ragazzi della Shoah fossero uguali a quelli dei nostri nipoti, dei nostri figli, dei nostri fratelli. Tilo è sopravvissuto, ma migliaia di suoi coetanei sono stati arrestati, torturati, deportati, violati e assassinati. Dobbiamo ricordare la terribile persecuzione che subirono e l’atrocità delle loro morti, ma dobbiamo anche coltivare una memoria della vita, di quella vita fatta di colori e speranza che siamo e saremo sempre chiamati a difendere. I disegni di Tilo Alt qui riprodotti sono: “Schneidemühl”, acquerello su carta, 29,7 x 21 cm, firmato in basso a destra; “Cavallo e vacca”, acquerello su carta, 27,5 x 20,5 cm, firmato in basso a destra; “Uomo che ascolta musica da un giradischi”, matita su carta, 26,8 x 21 cm; “Uomo che spala la neve”, acquerello su carta, 27,6 x 20,8 cm, firmato in basso a sinistra